«Ho molte responsabilità»

«Ho molte responsabilità»

Il 27enne Arlind Isufi è un diplomato costruttore di sottofondi e pavimenti industriali (CSPI). Che CSPI non significhi essere un piastrellista e perché si è preso il tempo per completare la formazione di caposquadra lo spiega lui stesso in questa breve intervista.

Arlind parla della professione di costruttore di sottofondi e pavimenti industriali CSPI

«Prima del mio apprendistato di CSPI non riuscivo a immaginare in che cosa effettivamente consistesse questa professione. Se si sente parlare di pavimentatore, si pensa subito alle piastrelle. Quando poi come tirocinante ho preso contatto con la realtà, la professione mi è subito piaciuta. Ho quindi portato a termine un apprendistato di CSPI e dal 2012 lavoro presso la Biollay AG. Prima di frequentare la scuola di caposquadra ho lavorato per un certo periodo esercitandone la professione.»

«Ora da due anni sono caposquadra e questo è già un buon passo avanti. Ho delle responsabilità. In passato mi limitavo a eseguire quello che mi veniva detto di fare. Ora invece devo riflettere, pianificare, pensare in anticipo e a volte anche motivare il mio team. È un lavoro interessante e molto variato.»

Arlind Isufi

Arlind parla del cantiere del deposito per autobus

«Il cantiere e i lavori qui nel deposito per autobus non rappresentano per me una vera e propria novità. Tutto è semplicemente più grande. Il che vuol dire che da un lato si può lavorare e concludere i lavori più rapidamente; dall’altro lato, però, il lavoro richiede anche una perfetta pianificazione dell’attività del personale e dell’afflusso dei materiali. Per noi, questo significa fare una ricca colazione e arrivare al lavoro ben riposati, perché l’intervallo di mezzogiorno sarebbe saltato e che saremmo andati a casa solo quando i lavori di posa su tutti i 3000 metri quadrati sarebbero stati completati.»

«Fare il CSPI è una professione molto impegnativa. In qualità di caposquadra non posso semplicemente presentarmi sul cantiere affidandomi al caso: devo pensare sia in chiave di efficienza sia di economia. È sicuramente difficile e complesso, ma è anche estremamente appagante.»

B. Magazin